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Giacomo Gotifredo Ferrari, Li due svizzeri PDF Stampa E-mail
Divulgazione culturale - Opere di teatro musicale
Scritto da Administrator   
Domenica 10 Giugno 2012 09:05

 

"LI DUE SVIZZERI" DI GIACOMO GOTIFREDO FERRARI, COMPOSITORE ROVERETANO

 

Rovereto, Casa Mozart, 30 gennaio 1999

 

Riporto qui una sintesi della conferenza.

 

Focalizziamo la nostra attenzione su quel meraviglioso periodo che è stato il teatro musicale della scuola napoletana. Percorre tutto il XVIII secolo, partendo da Alessandro Scarlatti (compositore barocco che però scopre con "Il trionfo dell'onore" la commedia napoletana), proseguendo con Pergolesi e molti altri nella prima metà del secolo, culminando con Paisiello, Cimarosa, Piccinni nella seconda metà. Non tutti erano napoletani: giungevano a Napoli da tutto il Sud.

 

Troviamo nelle opere di questa scuola lo spirito della commedia nazionale, non solo napoletana (benché questa sia una componente importante): c'è soprattutto lo spirito goldoniano. Come ha evidenziato il Mila:

  1. I personaggi sono individuati nella loro realtà psicologica (perciò non sono più macchiette farsesche). Certo, l'evoluzione è progressiva e nello stesso Goldoni spesso il realismo e la farsa convivono: così anche in Ferrari, come vedremo. Ma la tendenza è ormai decisamente orientata in senso moderno.

  2. Conseguenza di questo: l'elemento comico si accosta a quello sentimentale, affettuoso; è la realtà della vita nei suoi vari aspetti.

  3. E soprattutto, la musica esprime tutto questo, aderendo all'azione con evidenza espressiva immediata.

 Compositore importante fu il Paisiello, e con lui studiò il roveretano Giacomo Gotifredo Ferrari.

 

Egli nacque a Rovereto, nella casa di via della Terra al numero 40, dove si può leggere questa targa:

Culla e prima palestra d'arte fu questa casa all'insigne musicista Giacomo Gotifredo Ferrari [... ] amorosa cura di Paisiello. Delizia di salotti e di corti. Caro ed illustre decoro della reggia di Londra. Onde il suo nome ebbe plauso dai contemporanei. Onorato culto dai posteri.

 

Esiste un bellissimo testo autobiografico: sono gli Aneddoti piacevoli e interessanti occorsi nella vita di Giacomo Gotifredo Ferrari da Rovereto. Operetta scritta da lui medesimo e dedicata col dovuto permesso a sua Maestà Giorgio IV re della Gran Bretagna.

 

Io lessi questo testo nel 1986, nell'edizione curata da Salvatore Di Giacomo (che ovviamente si era interessato al Ferrari per via del suo soggiorno napoletano). Lo lessi in occasione della produzione discografica che abbiamo realizzato con la violinista Margit Spirk e la violoncellista Marta Prodi, un esempio forse unico di incisione di musiche del Ferrari.

 

La poetica del Ferrari può essere riconosciuta nella descrizione che il Mila attribuisce alla scuola napoletana: ricchezza e vivacità musicali inesauribili, malizioso commento orchestrale, armonia toccante e pateticamente espressiva: tutto contemperato nella magia e nel divino equilibrio dello stile.

 

Quest'ultima frase esprime l'adesione alla tipica poetica musicale di fine secolo, in cui l'amore per la chiarezza formale e per l'equilibrio servono appunto da temperamento di quegli slanci sentimentali che pur sono presenti e che vengono definiti preromantici.

 

Ferrari ama Mozart più di ogni altro autore ed è invece critico nei confronti della modernità che avanza, espressa soprattutto da Beethoven e da Rossini. Ricordiamo che, mentre Mozart era morto giovane nel 1791, il Ferrari sopravvisse fino al 1842, e i suoi Aneddoti furono scritti nel 1830, cioè in pieno romanticismo.

 

La sua poetica può essere quindi definita come un classicismo di fine secolo che tende verso il preromanticismo, senza peraltro evolversi né verso il romanticismo pieno, né verso il neoclassicismo moderno di Rossini.

 

Non è un classicismo formale e quindi reazionario, regressivo; è piuttosto quel divino equilibrio dello stile di cui parla il Mila, che non esclude affatto né censura l'originalità e la novità creativa.

 

Dunque, Ferrari rimane fedele allo stile classico, ma nel 1799 alcuni aspetti della sua partitura Li due Svizzeri ci richiamano la nuova sensibilità romantica. Ad esempio, egli usa il clarinetto, che non è nell'organico dell'orchestra in tutti i pezzi, ma viene inserito in due situazioni particolari; e in un'altra aria affida al corno una melodia cantabile solista. Queste sono scelte già orientate in senso decisamente preromantico, weberiane già o perlomeno profondamente mozartiane.

 

[Segue un'analisi dettagliata del libretto e della musica di "Li Due Svizzeri" (Londra 1799)]

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento Domenica 06 Ottobre 2013 18:08
 
 

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